I detti e i modi di dire portano sempre una verità e quante volte abbiamo sentito dire che il cliente ha sempre ragione? Lo abbiamo sentito dire ma non è detto che valga anche oggi o, almeno, che significhi ancora quello che abbiamo pensato. Leggendo il titolo di questo post avrete magari pensato a quel cliente che pretendeva di insegnarvi il vostro mestiere o che cercava ostinatamente qualcosa di impossibile e magari avete cliccato perché siete d’accordo con questa affermazione.

Beh devo deludervi.

Ricordate quella vecchia pubblicità di un profumo che diceva “per l’uomo che non deve chiedere mai”? Bravi. Dimenticatela. Quando ci troviamo davanti a un cliente, a una persona che ci interessa, a un capo o in un colloquio di lavoro stabilire una conversazione è fondamentale per andare oltre.

Il super potere, accessibile a tutti con uno sforzo realmente minimo, per far procedere una conversazione sono le domande.

Affrontare una nuova impresa, di qualsiasi tipo sia, è inutile senza avere bene in mente quale sia il proprio obiettivo. Ma averlo in mente non basta, è doveroso scrivere tutto. Mettere il proprio piano nero su bianco serve per trovare investitori, per mettere alla prova la propria idea prima di affrontare la realtà dei fatti e serve anche a farsi fare asprissime critiche che ti aiuteranno a trovare per primo i punti deboli della tua idea.

Un interessante articolo di The Atlantic cerca di rispondere alla domanda Come mai molte persone in gamba sono infelici? e indica tre pilastri su cui fondare la propria felicità (una sintesi della Piramide dei bisogni di Maslow, se vogliamo):

  • avere relazioni sociali ricche di significato
  • far bene le cose
  • poter prendere liberamente decisioni

A ben vedere questi tre pilastri possono essere applicati anche al posto di lavoro, alla azienda o al modo di lavorare e gestire il proprio team.

Avere consapevolezza di ciò in cui si è bravi non è una cosa scontata. La tendenza a sottovalutare le proprie capacità è più diffusa della sua opposta ed espressioni come «Chi si loda si imbroda» o «Hai fatto solo metà del tuo dovere» fanno parte dell’educazione di molti della mia generazione. Il risultato è che spesso i risultati ottenuti non vengono riconosciuti come tali né tanto meno celebrati a dovere.

Negli ultimi anni ho vissuto molti cambiamenti sul lavoro. Non mi hanno mai spaventato particolarmente. Il cambiamento inutile, quello fatto tanto per cambiare, senza una direzione e senza un obiettivo chiaro e misurabile è il cambiamento dannoso che molti adottano. Ma in generale il cambiamento è qualcosa di necessario e opportuno.

Nella mia libreria c’è un piccolo libriccino che parla di questo e che ho sempre trovato deliziosamente illuminante nella sua semplicità (anche un po’ banale).

Si intitola Chi ha spostato il mio formaggio, S. Johnson, Sperling & Kupfer Editori